Matt Anderson, dall’America alla Russia passando per l’Italia: il predestinato di Buffalo compie 33 anni!

Matt Anderson con la maglia della nazionale Usa (Immagine FIVB)

Buffalo. Le cascate del Niagara distano meno di mezz’ora di macchina da Buffalo, dominata dalla imponente City Hall che, con i suoi oltre 100 metri di altezza, è la sede del governo municipale. E’ in questa città dello Stato di New York che, il 18 aprile del 1987, nasce Matthew John Anderson. Dopo gli studi alla West Seneca High School, arriva nel 2006 alla Penn State University, i cui colori difenderà per due anni vincendo la NCAA Division I nel 2008. Si trasferisce poi in Corea del Sud per indossare la maglia degli Hyunday Skywalkers, dove resta per due stagioni. Nell’estate del 2010, Vibo Valentia vince la concorrenza di altre squadre e porta in Italia il giovane talento americano, che non delude le aspettative ed attira su di sé l’attenzione dei top club. Alla prima stagione nel Belpaese, Anderson viaggia ad una media di 4,17 punti a set con una percentuale del 49,60 in attacco. L’anno dopo approda a Modena, la capitale della pallavolo italiana, e la città s’innamora di questo ragazzo alto 204 cm, dalla faccia pulita ed il sorriso sincero. La stagione, però, nonostante il ritorno in panchina di Daniele Bagnoli, non segue il copione sperato e le emozioni provate all’ombra della Ghirlandina e tra le mura del PalaPanini non bastano a lenire il dispiacere per alcuni contrasti nati in seno alla squadra. Dalla Russia arriva l’offerta della formazione campione d’Europa, e così Matthew si trasferisce alla corte dello Zenit Kazan guidato da Vladimir Alekno. Sette anni intensi, di grandi trionfi, ma anche di difficoltà. La primavera del 2014 porta con sé con la vittoria in campionato (il primo dei cinque titoli consecutivi che conquisterà in Russia). In estate, a Firenze, con la maglia della nazionale Usa (composta, tra gli altri, da Lee, Christenson, Sander ed Holt) vince la World League mettendo a segno 23 punti nella finale vinta 3 a 1 contro il Brasile. Torna in Russia per iniziare la stagione con lo Zenit ma, ad un certo punto, qualcosa s’incrina. Verso la fine dell’ottobre 2014, sente il bisogno di staccare la spina, dichiarando la necessità di prendersi una pausa: “Prima di tutto, vorrei sottolineare che questa decisione non ha nulla a che fare con un conflitto con i miei compagni di squadra o il nostro allenatore. Qui a Kazan tutto è sempre stato organizzato al massimo livello. Ho deciso di interrompere la mia carriera e questa è una mia decisione perché mi sento stanco della pallavolo. Da quando sono diventato professionista, non ho avuto quasi mai l’occasione di vedere la mia famiglia. Per questo motivo non mi sento a mio agio ed ho subito un forte stress. Questa condizione critica e la nostalgia di casa hanno raggiunto l’apice prima dell’inizio di questa stagione. Pensavo di poterlo sopportare e di superare la depressione, ma alla fine mi sbagliavo. Mi mancherà il resto della stagione ma non ho ancora chiuso con la pallavolo. Voglio solo fare una pausa. Penso che mi aiuterà a recuperare la passione e l’amore per questo sport. Sono grato ai fan per tutto il loro sostegno. Spero che possano comprendere me e la mia decisione”. Bastano pochi mesi di riposo ed in compagnia della famiglia per restituire l’energia al campione americano che, a Natale, annuncia il suo ritorno in campo. In primavera arriva il secondo titolo nazionale consecutivo e, soprattutto, la Champions League, (la terza nella storia del club, la prima di una serie di quattro affermazioni consecutive). Lo Zenit domina in Russia ed in Europa e, dopo un lungo inseguimento, vince il Mondiale per Club nel 2017. In campo, oltre a Matthew, ci sono campioni del calibro di Maxim Mikhaylov e Wilfredo Leon. Il 12 aprile 2019, pubblica su Instagram una foto che lo ritrae con la maglia della nazionale a stelle e strisce, tra il palleggiatore Micah Christenson ed il centrale Maxwell Holt, annunciando che la prossima stagione li raggiugerà a Modena. Pochi giorni dopo, lo Zenit lo omaggia innalzando all’interno del Kazan Volleyball Center una gigantesca maglia con il numero 1 ed il suo cognome scritto in cirillico, per celebrare un fuoriclasse con cui il club ha raggiunto le vette più alte: 5 campionati, 5 coppe nazionali, 5 supercoppe, 4 Champions League ed un Mondiale per Club. Lui ringrazia postando su Instagram la foto che ritrae il momento e scrive: “Gli ultimi 7 anni della mia vita non sono stati facili. Un sacco di alti e molti bassi. Nello sport professionistico tutti ricerchiamo la grandezza. Sono grato alla mia famiglia ed ai miei cari che lo hanno reso possibile. Sono grato allo Zenit Kazan di aver scommesso su di me. Senza di loro, non sarei la persona ed il giocatore che sono oggi”. Se con le squadre di club riveste costantemente il ruolo di schiacciatore e ricevitore, con la nazionale Usa (a partire dal 2013), gioca da opposto trasformandosi nel principale terminale offensivo. Nel 2015 conduce gli Usa al successo nella Coppa del Mondo, ricevendo il premio di MVP della manifestazione. L’anno dopo, alle Olimpiadi di Rio, segna 21 punti (per un totale di 128 che ne fanno il secondo miglior realizzatore della rassegna a cinque cerchi) nella finale per il terzo posto vinta 3 a 2 contro la Russia che vale agli Usa la medaglia di bronzo. Ai mondiali del 2018 (con 29 punti realizzati) è ancora protagonista del match vinto contro la Serbia 3 a 1 che vale il terzo posto nella competizione iridata, nella quale Anderson riceve il premio di migliore opposto. Nel luglio del 2019 è nominato MVP della Volleyball Nations League disputata a Chicago e che vede gli Usa conquistare la medaglia d’argento. Pochi mesi dopo, Anderson guida la nazionale a stelle e strisce al secondo posto in Giappone alla Coppa del Mondo. In ben sei occasioni (2012, 2013, 2014, 2015, 2018, 2019) ha ricevuto il premio di miglior giocatore statunitense di pallavolo maschile dell’anno. Il primo febbraio di quest’anno, annuncia su Instagram di essere diventato padre di Michael James, nato dall’amore con la compagna Jackie Gillum. La famiglia, simboleggiata dall’albero tatuato sul suo braccio sinistro, è diventata ancora più grande. Perchè i tatuaggi di Matt hanno tutti un significato, come il pezzo di puzzle sul polso destro, sempre ben visibile, simbolo dell’autismo e dedicato a suo nipote, con il quale cerca di sensibilizzare le persone sul tema. Il campione dal cuore d’oro compie oggi 33 anni: tantissimi auguri di buon compleanno.

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