Tatyana Kosheleva, la russa che ama girare il mondo: non bisogna aver paura di lasciare la propria zona di comfort

Tatyana Kosheleva premiata al Mondiale 2010 (Foto FIVB)

In un’intervista rilasciata a RIA Novosti, Tatyana Kosheleva ha raccontato la sua esperienza ai Mondiali disputati in Giappone nel 2010, vinti dalla Russia in finale contro il Brasile 3 a 2 (21-25, 25-17, 20-25, 25-14, 15-11). La finale di Tokyo vide la selezione russa imporsi in rimonta, eppure Tatyana, che all’epoca non aveva ancora compiuto 22 anni, ricorda che: “L’allenatore Kuzyutkin sembrava assolutamente calmo. Non ha mai alzato la voce. Sono sicura che stava bruciando dentro, ma ci ha trasmesso solo fiducia. Durante i preparativi per il torneo continuava a ripeterci che eravamo una squadra super, che eravamo le migliori, le più talentuose e quanto forti fossero le nostre attaccanti. Ricordo di essere stata così sicura che anche nei momenti più critici sapevo che ne saremmo uscite vittoriose. La mia profonda convinzione è che il lavoro di un allenatore non stia solo nel dare una preparazione di alto livello, ma si esprima anche fuori dal campo. Il nostro team era speciale: forte, unito e molto laborioso. Abbiamo ascoltato l’allenatore Vladimir Kuzyutkin, abbiamo avuto fiducia in lui e, soprattutto, abbiamo avuto fiducia l’una nell’altra. Le principali qualità di quella nazionale erano la disciplina e il rispetto per il lavoro quotidiano. Solo anni dopo, mi sono resa conto dell’enorme impresa sportiva che la nostra squadra aveva realizzato. All’epoca ero così autocritica che anche dopo la finale ho pensato ai miei errori e non mi sono goduta la vittoria. Che strano! Sono stata la miglior attaccante di tutto il mondiale ed ancora non saprei dire perché non fossi completamente soddisfatta della mia prestazione. Ma in generale, vincere una medaglia d’oro e un premio individuale è un’emozione straordinaria”. Con la nazionale russa è stata anche campione d’Europa nel 2013 e nel 2015 (venendo premiata in entrambe le occasioni come MVP della competizione). A livello di Club, dopo varie esperienze in patria, ha iniziato la sua avventura all’estero in Turchia dove, con la maglia dell’Eczacibasi, ha conquistato il Mondiale nel 2016 (ricevendo il premio di miglior schiacciatrice), per poi approdare in Brasile, Italia e Cina. “Ho avuto una carriera sportiva stimolante ed ognuna delle medaglie e dei premi individuali rappresenta il riconoscimento del duro lavoro svolto, quindi li apprezzo tutti allo stesso modo. Ho avuto un’esperienza di vita incredibile giocando con le migliori squadre del mondo: nuovi amici, contatti, culture diverse…Non puoi trovare tutto questo restando seduta sempre allo stesso posto. Sento di essere cresciuta come persona e come professionista. Ora parlo fluentemente inglese e conosco un po’ di portoghese. Non avrei potuto ottenere tutto questo se fossi rimasta sempre a giocare in patria. In questo senso, sono orgogliosa di me stessa e cerco di dare l’esempio. Il movimento è vita. Non bisogna aver paura di lasciare la propria zona di comfort”. (Fonte FIVB)

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