FIVB World Tour, Margareta Kozuch e la nuova carriera fuori dai palazzetti: “Il beach volley è come una famiglia”

Margareta “Maggie” Kozuch in azione (Immagine PW Sportphoto)

Se la ricordano bene i tifosi italiani, specie quelli di Casalmaggiore, Margareta “Maggie” Kozuch. Correva l’anno 2016 e la Pomì (guidata in panchina da Massimo Barbolini), dopo aver superato in finale il VakifBank 3 a 0 (25-23, 25-23, 25-22), si laureava Campione d’Europa, con Maggie premiata miglior opposto della competizione. Poi, verso la fine dell’anno, dopo oltre 300 presenze con la nazionale tedesca di pallavolo indoor (e due medaglie d’argento conquistate ai Capmpionati Europei oltre a svariati premi individuali), la decisione di intraprendere la carriera di giocatrice di beach, a partire dal 2017. Due anni dopo, nel 2019, viene chiamata a far coppia dalla fuoriclasse Laura Ludwig (medaglia d’oro olimpica a Rio nel 2016 e 4 volte Campionessa d’Europa), rientrata nel circuito dopo la nascita del figlio Teo ed alla ricerca di una partner dopo il ritiro di Kira Walkenhorst. Intervistata dalla FIVB, Maggie Kozuch (nata ad Amburgo il 30 ottobre 1986) ha raccontato che: “Laura mi ha fatto una telefonata nel 2018 e mi ha invitata a fare un viaggio con lei. Naturalmente avevo bisogno di tempo per decidere. Ognuna in questa situazione aveva bisogno di un po’ di tempo per riflettere, integrarsi e prendere la decisione su come andare avanti. Ma quando ho sentito la sua voce, stavo sorridendo. Quando l’ho ascoltata ho potuto percepire ciò che stava accadendo senza nemmeno pensarci. Ma d’altra parte c’è stata la decisione da prendere di lasciare un progetto iniziato con un’altra partner (Karla Borger). Per me è era stata la prima collaborazione nel beach volley e c’è stato un grande miscuglio di emozioni e sentimenti”. Kozuch ha affermato che, se avesse potuto sintetizzare in 5 parole la scorsa stagione avrebbe scelto queste: “luna di miele”, “duro lavoro”, “frustrazione”, “lotta” e “connessione”. Laura e Maggie si sono incontrate per la prima volta quando erano entrambe adolescenti e giocavano con la nazionale indoor, una circostanza che ha reso più semplice la decisione. Entrambe vivono ad Amburgo, il che rende più facile il destreggiarsi tra vita personale e professionale. “Avevo molti obiettivi per la stagione, ma prima di tutto c’era il raggiungerli passo dopo passo, partita dopo partita, torneo dopo torneo ed anche punto dopo punto. Questo era l’obiettivo della stagione: trovare il gioco di Kozuch e Ludwig e sento che lo abbiamo fatto”. Dopo una buona preparazione, la coppia ha affrontato alcune difficoltà nelle prime uscite. “A livello personale e professionale, le cose hanno bisogno di tempo per crescere. Forse c’eravamo già, ma non riuscivamo ad esprimerlo in gara a causa della pressione e delle aspettative che ci eravamo poste e di quella che veniva dall’esterno. Forse questo ci ha impedito di essere sciolte come in pre-season. Quindi, per esibirci come abbiamo fatto alla fine, abbiamo parlato molto, tra noi e con gli allenatori, abbiamo cambiato ed imparato a vedere gli aspetti positivi, perché a volte per gli atleti è più facile essere duri con sè stessi”. Dopo l’infortunio alla spalla rimediato nella tappa di Mosca, Maggie pensava di non poter essere in grado di scendere in campo a Roma per le Finals del World Tour. Invece, non solo è riuscita a giocare, ma è stato un trionfo (21-19, 21-17 in finale – lo scorso 8 settembre – sulla coppia brasiliana Agatha/Duda). “Mi sentivo tranquilla, amata ed a casa in Italia. Mi sembrava che la folla mi stesse abbracciando e mi stesse dando fiducia credendo nel potenziale che avevamo. Nelle ultime due partite sentivo un flusso scorrermi dentro e mi sono lasciata andare, è stato un momento di equilibrio perfetto. Sono grata per tutto il supporto ricevuto, ma è stata una cosa bellissima perché anche le altre ragazze contro cui abbiamo giocato ci hanno fatto i complimenti, e mi è sembrato che gli venissero dal cuore. Mi ha dato la sensazione che il beach volley sia una famiglia, anche se tutte giochiamo per vincere”. (Fonte: FIVB)

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