“The Iron Hammer”: il documentario su Lang Ping sarà presentato domani al festival online “We Are One: A Global Film Festival”

Lang Ping in un time out durante la Coppa del Mondo 2019 (Immagine FIVB)

“Martello di ferro”. Prende il titolo dal soprannome della protagonista il documentario di Joan Chen, attrice (“L’ultimo imperatore” di Bernardo Berolucci, 1987) e regista (“Autumn in New York”, del 2000 – con Richard Gere e Winona Ryder) cinese naturalizzata statunitense, che sarà presentato domani in occasione dell’ultima giornata del festival online (in onda su YouTube) “We Are One: A Global Film Festival”, nato dall’iniziativa di 20 festival internazionali (tra cui la Berlinale, Cannes, Locarno e Venezia) che si concluderà domani (7 giugno – dopo 10 giorni di pragrammazione iniziati lo scorso 29 maggio) e che ha avuto tra i suoi scopi anche quello di reperire fondi in favore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la ricerca sul Covid-19. La storia, raccontata attraverso immagini ed interviste (alla protagonista ed altri esponenti del mondo della pallavolo), è quella della leggendaria Jenny Lang Ping, prima (e fino ad ora unica) personalità al mondo a vincere una medaglia d’oro olimpica sia da atleta che da coach. Si parte da Los Angeles, dal 1984, dal primo storico oro olimpico di una Cina che nei primi Anni ’80 detta legge, conquistando, oltre alla rassegna a cinque cerchi sul suolo Usa, anche due Coppe del Mondo (1981, 1985) e due Mondiali (1982 e 1986), trascinata in campo da una schiacciatrice (Lang Ping, ovviamente) di straordinario talento sia in fase difensiva che in attacco (dove dimostra la sua intelligenza tattica applicando diverse soluzioni). Si arriva a Rio 2016, ad un inizio difficile nella fase a gironi, fatto di 3 sconfitte in 5 partite (tra le quali il pesante 3 a 0 subito dalla Serbia), prima della svolta, del cambio di passo nelle partite da “dentro o fuori”, dell’impresa dei quarti di finale contro le padrone di casa del Brasile (3 a 2, 15-13 al tie break), della tiratissima semifinale contro l’Olanda (3-1) e della rimonta sulla Serbia in finale (3-1). Nel mezzo, come se non bastasse tutto questo, molto altro. Dallo Scudetto vinto da allenatrice in Italia, sulla panchina di Modena (nel 2000, con la squadra in cui dieci anni prima aveva conquistato una Coppa Italia da giocatrice), all’argento Olimpico conquistato nella sua Pechino nel 2008 sulla panchina degli Stati Uniti (dove è ancora amata ed è diventata per tutti “Jenny”). Una leggenda vivente, interpretata anche sul grande schermo dalla star del cinema cinese Gong Li, in “Leap”, film biografico su 40 anni di storia della nazionale cinese di pallavolo femminile diretto da Peter Chan. Ma il rapporto tra Lang Ping ed il Paese d’origine, che le ha dato i natali il 10 dicembre del 1960, non è sempre stato idilliaco. Come ha raccontato in una bella intervista di Valeria Benedetti pubblicata ieri sulla Gazzetta dello Sport nello speciale settimanale “V come Volley”, proprio ripensando al periodo (2005-2008) in cui ha guidato la nazionale a stelle e strisce, Lang Ping ha dichiarato: “Quando ho allenato la nazionale degli Stati Uniti la gente in Cina non era contenta di me, soprattutto quando con gli Usa ho battuto la squadra cinese. Però allora ho capito il loro stato d’animo. Amo la pallavolo ed è la mia vita da 40 anni. Ho allenato tante squadre in tanti Paesi e devo ringraziare chi mi ha dato fiducia permettendomi di fare esperienze diverse. Anche l’Italia dove ho giocato ed allenato e che è rimasta nel mio cuore. Spero di poterci tornare presto. C’è tutto, amici, grande pallavolo e buon cibo”. Quando le è stato chiesto cosa avesse trasmesso dell’esperieza statunitense in Cina ha risposto: “Difficile portare qualcosa. La mentalità ma anche il fisico sono molto diversi. Le americane crescono come individui, anche quando giocano per la nazionale prendono le loro decisioni autonomamente. In Cina lo stato investe nella crescita delle giocatrici ed incide molto. Fisicamente le americane saltano molto e sono veloci. Le cinesi hanno caratteristiche differenti e conseguentemente anche la tattica finisce per essere diversa”. Se le chiedessero a quale medaglia (l’oro olimpico vinto da giocatrice o quello da allenatrice) tenesse di più: “Sono diverse. Da giocatrice pensi solo alla tua azione. Da tecnico devi avere una visione globale e curare tutti i particolari. Ma se devo essere onesta ancora ora a volte preferirei scendere in campo io”. Dopo il trionfo in Coppa del Mondo nel 2019 (il secondo consecutivo dopo quello del 2015), Lang Ping guiderà ancora la Cina, fino ai prossimi Giochi Olimpici. (Fonti: FIVB e Gazzetta dello Sport)

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