“La leggenda del pallavolista volante”: il 15 luglio a Capodimonte Andrea Zorzi riporta in scena il suo spettacolo

Andrea Zorzi in Nazionale (Immagine FIVB)

Napoli. La maestosa bellezza della Reggia di Capodimonte ospiterà la tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia 2020, che, tra i 130 eventi in programma dal 1° al 31 luglio, propone anche lo spettacolo intitolato “La leggenda del pallavolista volante”. La pièce, nata nel 2012 in seguito all’incontro tra gli autori Andrea Zorzi (uno dei massimi rappresentanti della “generazione dei fenomeni”) ed il drammaturgo Nicola Zavagli (che ne è anche regista), è un incontro tra sport e teatro, dove il primo è lo spunto che consente alla forma artistica di rappresentare, tra memorabili successi e sanguinose sconfitte, una vicenda che non  è solo personale, ma di costume, perchè dietro, sullo sfondo, oltre lo spazio fisico del campo di pallavolo, c’è il Paese. “Zorro” interpreta se stesso nelle varie fasi della sua carriera, mentre Beatrice Visibelli da’ vita ai tanti personaggi con cui il fuoriclasse azzurro si è confrontato nel corso della sua vita. In una storia di trionfi che ha segnato un decennio, uno spazio significativo è lasciato alle delusioni olimpiche di Barcellona ’92 a Atlanta ’96. Il perchè lo spiega lo stesso Zorzi, raggiunto da Flavio Vanetti per il Corriere della Sera: “Racconto l’idea di un’umana imperfezione. Un romanzo non può essere autocelebrativo. Semmai, deve proporre difficoltà. Certo, parliamo pure delle vittorie, ma i due momenti amari sono la parte cruciale dell’opera. La doppia delusione rappresenta, paradossalmente, l’anima profonda del nostro gruppo. Chi parla di quei giorni non dice mai ‘avete perso’. Al contrario, ci fa capire il dispiacere provato. E’ raro che ci sia la condivisione delle sconfitte, ma in questo caso accade”. Parlando di sport e teatro, Zorzi ha dichiarato: “Nello sport devi escludere tutto ciò che non riguarda l’azione, mentre a teatro devi aprirti sul resto. Sul palcoscenico mi ritrovo un po’ in partita. Ma a teatro un singolo sospiro lo senti di più dell’urlo di un tifoso”. (Fonte: Corriere della Sera) 

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